giovedì 22 dicembre 2022

La seconda puntata di "La nave nella neve"

Ecco la seconda puntata di "La nave nella neve". 
I suggerimenti degli alunni della quinta A della scuola primaria Ciresola sono stati rielaborati, collegati e arricchiti da Valeria Ravera per scrivere il prosieguo del racconto. La StraStoria di Nostromo e Dora si apre a scenari inaspettati!

La nave nella neve – seconda puntata
 
Dora alza gli occhi dalla pagina. Il Dente del Gigante… Quel nome le ricorda una vecchia cartolina. Ormai non se ne vedono quasi più in giro, ma i suoi genitori le hanno spiegato che una volta quando si faceva un viaggio, piccolo o grande che fosse, si spediva per posta ai parenti e agli amici una cartolina dal luogo in cui si era. E in quella cartolina in bianco e nero che, quando Dora era piccola, era attaccata al frigorifero in cucina, c’era proprio il Dente del Gigante!
Quel nome, scritto in basso, l’aveva incuriosita e aveva chiesto da dove venisse. Suo papà le aveva raccontato una storia curiosa: era il dente di un dinosauro, che l’aveva perso lottando con uno squalo portato a riva da uno tsunami. Pare anche che un bambino gigante si fosse affezionato a lui e lo annaffiasse per non farlo morire. Di notte, però, il dente perso ululava per la solitudine in mezzo ai ghiacci… Sua mamma invece le aveva detto che secondo la leggenda quello era davvero il dente di un gigante che si chiamava Gargantua.
Quando non riusciva ad addormentarsi e sentiva qualche strano rumore in casa, Dora immaginava che il Dente del Gigante sul frigo ululasse perché non voleva stare da solo. Così una volta, a Carnevale, gli aveva appiccicato accanto la dentiera da Dracula di plastica perché gli facesse compagnia. La bambina immaginava che il Dente del Gigante avrebbe di sicuro fatto amicizia con i lunghi canini di Dracula, visto che gli assomigliavano tanto!
Dora riprende a leggere il libro: vuole scoprire cosa farà Nostromo.
 
Nella mia nuova avventura ho investito tutti i miei risparmi. Insieme ai miei compagni d’equipaggio più fedeli, ho costruito un piccolo veliero. Mentre prendeva forma già mi immaginavo arrampicato sull’albero maestro, a rimirare la distesa di bianco intorno a me.
Completato il veliero, è arrivata la parte più difficile: farlo arrivare sul Monte Bianco! Io e la mia nave, creature di mare, dovevano spostarci sulla terraferma, che non conoscevamo affatto.
Così ho deciso di chiedere consiglio al mio unico amico che già viveva sulla terraferma: Pico, grande viaggiatore e allevatore di cavalli. L’avevo incontrato durante una traversata, avevamo subito fatto amicizia e ci eravamo promessi di continuare a scriverci. Da allora, in ogni porto in cui mi fermavo, trovavo una sua lettera e gli rispondevo. Pico mi ha offerto subito il suo aiuto e mi ha mandato un enorme carro trainato dai cavalli più robusti che aveva per trasportare il mio veliero.
Sono sceso dalla mia nave, sono salito sul carro e sono partito verso il Monte Bianco. I primi giorni sentivo la terra ondeggiare sotto i miei piedi e di notte non dormivo perché avevo una tremenda nostalgia delle onde che mi cullavano. Poi, piano piano, mi sono abituato.
Il viaggio è durato alcuni mesi. Lungo la strada ho incontrato molte persone. Non credo che dimenticherò mai Jolanda, esperta navigatrice solitaria e ultima discendente del mitico pirata Corsaro Nero. Avevo letto le avventure dei suoi avi sui libri di Salgari. Quando tornerò al mio amato mare, spero di rincontrarla!
 
Dora sorride. Il Corsaro Nero lo conosce! Suo papà è appassionatissimo di storie di mare. È una cosa strana, visto che non sa nemmeno nuotare. Quando era piccola le raccontava sempre le avventure del pirata, e lei stessa è molto affascinata dal mare e dai viaggi, anche se su una nave vera e propria non è mai salita, solo sul pedalò d’estate. Riprende a leggere, sempre più curiosa. 
 
È quando sono giunto finalmente al Monte Bianco, però, che ho fatto l’incontro decisivo. Sulla montagna viveva un vecchio pittore, Silvestrus, un saggio noto per saper leggere nel passato e rivelare fatti sconosciuti mostrandoti i suoi quadri. Così ha fatto anche con me. Dopo avermi fissato a lungo, ha battuto tre volte per terra il suo bastone-scettro con una pietra preziosa incastonata nel pomello, si è messo davanti al cavalletto e ha cominciato a dipingere. Sono stato a osservarlo per ore, mentre ritraeva sulla tela un uomo, una donna e una ragazzina che non conoscevo. Poi ha posato il pennello, si è accarezzato la lunga barba bianca e mi ha detto: "Nostromo, nel tuo passato ho visto una cosa che devi sapere. Tuo fratello non è morto come credevano tua madre e tuo padre: è stato rapito dalla levatrice. Lei ha raccontato ai tuoi genitori che era nato morto e l’ha venduto a un mercante. Ora lui vive in una grande città, con sua moglie e sua figlia. Eccoli qui, in questo quadro che ho dipinto per te".
La rivelazione di Silvestrus mi ha sconvolto: mio fratello era vivo! Non riuscivo a staccare gli occhi dal quadro.
 
Dora gira la pagina e si trova davanti un’illustrazione in cui sono ritratti un uomo, una donna e una ragazzina. Rimane a bocca aperta: quelli sono suo papà, sua mamma e lei! Incredula, allunga la mano verso il libro, tocca la sua immagine e…
 
Dora è su un veliero che, sospinto dal vento, scivola rapido sulla neve come se fosse acqua. In lontananza, sulla parete della montagna, si intravede l’ingresso di una grotta, circondato da spunzoni di roccia che sembrano denti enormi. Al timone c’è un uomo di mezza età, i capelli biondo scuro, le lentiggini e gli occhi blu. Lui la guarda e le sorride.
 
CONTINUA!
 

Il disegno è di Adèle della quinta A. 
 

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